Oltre il Pil

Nessuno intende cestinare il pil, ma è da tempo che nel mondo si studia come affiancare al prodotto interno lordo altri indicatori che possano misurare con maggiore precisione il benessere complessivo dei cittadini. E non è escluso che per andare “Oltre il pil”, come recitava il titolo di un incontro tenuto ieri nella sede dell’Istat e organizzato con la collaborazione dell’Aspen, l’Italia non possa giocare un ruolo di primo piano a livello internazionale.
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Nessuno intende cestinare il pil, ma è da tempo che nel mondo si studia come affiancare al prodotto interno lordo altri indicatori che possano misurare con maggiore precisione il benessere complessivo dei cittadini. E non è escluso che per andare “Oltre il pil”, come recitava il titolo di un incontro tenuto ieri nella sede dell’Istat e organizzato con la collaborazione dell’Aspen, l’Italia non possa giocare un ruolo di primo piano a livello internazionale. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervenendo al primo dibattito pubblico in Italia sui risultati della Commissione Stiglitz voluta dal presidente francese Sarkozy, ha osservato che “il pil è stato inventato prima della globalizzazione”. E se “oltre ai numeri anche le parole hanno un senso”, il fatto che si parli di prodotto “interno” fa capire come ormai “la realtà economica italiana non sia esattamente catturata” dall’indicatore. Questo non tiene conto della “consistenza dei capitali di fatto italiani che stanno fuori e che ritornano”.
Non solo: “Se fossero calcolabili dati come l’ambiente, la bellezza, la storia, il clima – ha aggiunto il ministro dell’Economia – avremmo l’Italia in un’imbarazzante prima posizione, a molta distanza da altre lande”. Sarà per queste ragioni che Tremonti si è detto convinto che “come Italia abbiamo un enorme interesse nei confronti di questa evoluzione degli indicatori satelliti del pil”. D’accordo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, secondo il quale occorre cogliere l’occasione per “ritrasmettere fiducia nelle statistiche ufficiali”. Fiducia che secondo il presidente della Camera si perderebbe ogni volta che si assiste a un “disallineamento” tra dati ufficiali e percezione diffusa della società, “come avvenuto subito dopo l’introduzione dell’euro”. Purché il “pil della felicità”, come è stato a volte ribattezzato in maniera sintetica, “non diventi un alibi per le economie mature che non riescono a creare ricchezza”, ha concluso Fini.
Ma sono gli economisti e gli statistici a puntare di più sul carattere potenzialmente rivoluzionario del mutamento in atto: “Non è un cambiamento statistico – ha detto il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, riferendosi al tentativo di misurare il progresso sociale piuttosto che il solo sviluppo – ma un cambiamento di paradigma sociale”. Tanto importante che Giovannini conferma al Foglio che “l’Istat si farà promotrice presso governo e Parlamento italiano dell’idea di portare la discussione al G20, per parlare di ‘well-being standard’, oltre che di ‘legal standard’”, già noto cavallo di battaglia tremontiano.